I Congresso Donne Sarde

Il 9 marzo 1952 per la prima volta  nella storia della Sardegna le donne si riuniscono a  Cagliari (Teatro Massimo) nel I Congresso delle Donne Sarde. 2200 delegate, 928 invitate, una massa di mimose e garofani rossi rendevano il quadro solenne e indimenticabile.

Le donne sarde si erano date quell’appuntamento per affrontare i problemi della loro terra. Il 10 % dei sardi era indigente assoluto, i salari erano dal 10% al 30% inferiori a quelli del continenti e per le braccianti la percentuale saliva al 50. In alcuni comuni mancavano le fognature, mentre i centri abitati erano privi di acquedotti. La mortalità infantile arrivava al 40,4% nel primo anno di vita. Il tracoma come la tubercolosi colpiva adulti e bambini. Scuole e asili non ce ne erano a sufficienza. L’attrezzatura scolastica copriva  a malapena il 35% del fabbisogno.

Miseria, disoccupazione, degrado, abitazioni, infanzia, sono i temi su cui le donne si sono confrontate. Le mozioni su infanzia (presentata da Nadia Spano), sui problemi comunali (presentata da Joyce Lussu), sulle condizioni scolastiche femminili (presentata da Luisa Fratta) sono le decisioni prese dal Congresso. Richieste da presentare ai Comuni, ai Consiglieri regionali ma anche al Parlamento affinchè non solo vengano tamponate le urgenze ma ci sia un “progresso della Sardegna e la sicurezza del domani”.

Il manifesto di questo Congresso rappresenta due donne con un bambino e la scritta: Dove non c’è la donna non c’è casa (ue non est femina no est domo) sottolinea la centralità del ruolo della donna all’interno della famiglia.

Questo è uno di quei manifesti che hanno girato l’Italia nella mostra DONNE MANIFESTE organizzata dall’Associazione Nazionale degli archivi dell’UDI nel 2005. Le foto di questa mostra pubblicate nel nostro blog hanno attirato l’attenzione di un lettore che nel guardare la foto con il manifesto del I congresso delle donne sarde ha riconosciuto la propria madre. Si tratta di Gonaria Ziranu 94enne che ricorda benissimo quello scatto.  Fu fotografata da un signore (un certo Riccardo Longoni) ma  rischiò la scomunica da parte della chiesa per essere stata a sua insaputa protagonista di una campagna pubblicitaria non consona a una donna di quel periodo. Tuttavia suo marito, invece, da comunista della prima ora era stato molto fiero di lei.

Un piccolo episodio che racconta molto di quel tempo e della politica in atto.

A Gonaria e a tutte le altre “femine” auguriamo

Buon otto marzo

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