Le donne costituenti 1946/47- 2017

Il Convegno svoltosi presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, il 7 marzo 2017, ha avuto come tema le donne costituenti. Suddiviso in due momenti, il primo di relazioni di docenti universitari e il secondo articolato in una tavola rotonda con le associazioni femminili storiche nazionali, il convegno ha visto una nutrita partecipazione di studenti. L’evento si inserisce, come ricorda Marina Giannetto, in un ciclo di seminari che da più di un anno e mezzo l’archivio storico del Quirinale dedica alle scuole.

convegno le donne costituentiQuella di oggi è stata un’ottima occasione per ascoltare vere e proprie lezioni su ciò che era il contesto economico, politico, sociale e istituzionale dell’Italia liberale e successivamente dell’Italia bellica e postbellica alle soglie di una data importante quella del 2 giugno 1946, che non vede solo la scelta del referendum monarchia VS repubblica, ma che per la prima volta (anche se c’erano state le amministrative del marzo ’46) vede le donne protagoniste del voto come elettrici e come elette (le donne costituenti).

Generazioni di donne dal Risorgimento alla Repubblica

Apre i lavori Simonetta Soldani (Università di Firenze)  spiegando come alla soglia del voto le donne erano 24 milioni circa la metà della popolazione, contrariamente alla situazione tra il 1861 e il 1930. Durante tale periodo oltre ad essere di più le donne che morivano (visto che nelle situazioni di miseria la precedenza alla sussistenza era per gli uomini), le fasce più colpite femminili erano le anziane e le bambine che erano lasciate a se stesse senza troppe attenzioni.

Le donne degli anni ’40 sono più analfabete degli uomini perché il loro percorso scolastico è poco duraturo. Sebbene dal 1861 in Italia c’è il pieno diritto, per le donne ad iscriversi all’università e laurearsi in tutte le discipline presenti, ciò nei fatti non avviene. Le donne sono instradate per lo più agli studi magistrali. Le donne medico in tutto il Paese sono solo qualche decina.

Passando al settore lavorativo le donne sono occupate quasi maggiormente nell’agricoltura; nel 1951 il Censimento afferma che sono più della metà della forza lavoro, sebbene fosse un lavoro ben poco amato e soprattutto sottopagato (es. Coefficiente Serpieri).

Il voto e ciò che ne consegue, quindi, porta a una generazione di donne che spinge le proprie figlie a studiare, ad emergere per migliorare la propria situazione, poiché ora è possibile. Tuttavia il dato statistico del 1961 dimostra che il settore manifatturiero, cuore dello sviluppo economico italiano, non ha una presenza femminile. Dovuto dal concetto che il lavoro di fabbrica è appannaggio degli uomini , poiché ha a che vedere con il concetto di forza fisica.

Le donne nella vita pubblica. Il contesto politico-culturale e istituzionale

Maurizio Ridolfi (università della Tuscia) a seguito dell’illustrazione del contesto sociale della Soldani dell’Italia del dopoguerra, traccia le linee di quello che invece era il contesto politico, culturale e istituzionale.

Nel triennio 1943-1946 nel nostro Paese avvengono delle rotture di carattere generazionale, sociale  politico. Tra questi importanti eventi senza dubbio la Resistenza poiché tale momento creato un’assunzione di responsabilità nelle più giovani creando contemporaneamente una frattura con la generazione dell madri.

Altro momento nell’8 marzo 1945 quando si conferma la Giornata internazionale della donna, diventando ufficialmente il momento in cui le donne si autorappresentano.

Grande rottura le elezioni del 1946: l’entrata delle donne nella politica dà il via a un vero e proprio, inedito, laboratorio di pensiero declinando al femminile simbolo e rituali. Contestualmente si destano molte domande; si ha il timore su come voteranno le donne, se daranno retta al marito o al prete. Non si prende in considerazione la scelta arbitraria. ciò a dimostrazione del fatto che l’acquisizione del diritto di cittadinanza non significa averlo effettivo.

Le donne costituenti: Francia e Italia nella costruzione della democrazia repubblicana

Maria Teresa Morelli (Università La Sapienza di Roma) illustra i parallelismi  e la differenza tra le donne costituenti  italiane e francesi. Hanno in comune che in tutti e due i Paesi provengono dalla Resistenza ma il fronte politico differisce.

Le 21 candidate italiane sono: 9 comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste e 1 del fronte dell’Uomo qualunque.

In Francia  le 33 elette  (nella 1° Assemblea Costituente del 1945)  provengono dalla Sinistra: 17 comuniste, 6 socialiste, 9 del Movimento Repubblicano popolare, 1 del Partito Repubblicano. Mentre nelle elezioni del 1946 per la 2° Assemblea Costituente, vengono elette 30 donne (24 appartengono alla 1° Assemblea):  17 comuniste, 5 socialiste e 8 del Movimento repubblicano popolare.

Elettrici ed elette della Democrazia Cristiana

Cecilia Dau Morelli (Università di Cagliari) pone l’attenzione sul cambiamento dell’immagine della donna, raffigurata negli anni del fascismo come addetta esclusivamente alla procreazione e regina del focolare. L’immagine invece, che ci restituisce la copertina del Tempo del 15 giugno 1946,  è quella di una ragazza giovane, allegra, che raffigura l’Italia Repubblicana. In quel 2 giugno le donne sono immortalate al voto né è un esempio la fotografia della Regina con la scheda in mano davanti alle urne. Ma ci sono anche le immagini, riprese, di madri, con al seguito i figli, che preferiscono l’orario della mattina per recarsi a votare poiché dovendo fare lunghe file possono poi tornare a casa in tempo per il pranzo domenicale. Le giovani invece si muovono nella tarda mattinata tutte vestite a festa, poiché quello è ciò che si respira nell’aria.

L’avere i bambini con sé è una costante che , ad esempio, le donne democratiche mantengono anche durante la campagna elettorale ed è uno dei ricordi più vividi queste prime consultazioni.

Nel giugno 1946 le donne erano il 53%. Già nel 1944 il Comitato di Liberazione Nazionale aveva fatto una richiesta del voto femminile ma la svolta di ha nell’ottobre 1945 quando Pio XII afferma che è giusto dare il voto alle donne. Da quel momento la Chiesa che fino ad allora aveva avuto una posizione contraria, dà il suo placet, avvalorando l’importanza del diritto di voto anche per le donne. Ed è anche per questo che tutte le donne parteciparono alla compagna per le elezioni politiche. Le democristiane furono attivissime intervenendo ai convegni del CIF che faceva da punto di raccordo tra le politiche e le altre donne.

Elettrici ed elette della sinistra

Patrizia Gabrielli (Università di Siena). Come la DC anche la Sinistra si mobilita per la campagna al voto , poiché se prima le donne vedevano la politica come una cosa esterna a loro, ora era giunto il momento di entrare in quel mondo estraneo. Impegnarsi nella democrazia sarebbe significato un futuro di pace.

Parole e immagini in volantini, riviste, manifesti sono il mezzo di comunicazione privilegiato della sinistra. Prova sono la massiccia presenza di documenti conservati presso gli archivi in particolare gli archivi UDI.

L’elettrice per la sinistra è madre e lavoratrice, la dimostrazione di una volontà di conciliare sfera privata e pubblica. Poteva porre una barriera nel rapporto di alleanza tra donne. Le vignette satiriche dell’epoca rappresentalno le donne elettrici con connotati mascolini. Un’esplicita intenzione di insinuare paura nell’immaginario italiano (omofono) e quindi di creare confusione. L’accentuazione dei caratteri maschili poteva porre una barriera nel rapporto di alleanza tra donne.

Nel corso dell’intervento la Gabrielli pone l’accento su due delle donne costituenti: Nadia Spano e Maria Maddalena Rossi.

La prima nell’8 marzo 1947 interviene alla Costituente: Oggi in tutte le città e in tutti i villaggi d’Italia si celebra la “Giornata della donna” è doveroso che si ricordi questa data anche nell’Assemblea Costituente, nell’Assemblea democratica della Repubblica d’Italia dove le donne per la prima volta nella nostra storia sono direttamente rappresentate.”

La Spano non solo ricorda il valore di quella data simbolo ma contemporaneamente legittima la partecipazione femminile alle istituzioni.

Maria Maddalena Rossi che si è battuta a lungo per l’accesso alla magistratura da parte delle donne (che avverrà solo nel 1963), ha sostenuto in particolare l’importanza della presenza di donne magistrato soprattuto nei casi di valenza sessuale.

 

Al termine delle relazioni è stato proiettato il filmato  Senza rossetto Un progetto sull’immaginario femminile alla vigilia del 2 giugno 1946 ideato  e curato da Silvana Profeta e Emanuela Mazzina. Raccolta di video interviste alle donne che votarono per la prima volta settanta anni fa.

TAVOLA ROTONDA le donne costituenti-tavola rotonda

Coordinata da Mariolina Sattanino ha visto al tavolo le presidenti delle più importanti associazioni femminili nazionali: Maria Pia Savatteri (presidente CIF – Centro Italiano Femminile); Vittoria Tola(presidente UDI – Unione Donne Italiane); Marina Lilli (presidente ANDE – Associazione Nazionale Donne Elettrici); e per conto di Archivia Beatrice Pisa di Monterosa.

Le rappresentanti hanno illustrato il ruolo delle singole associazioni nel tessuto politico sociale dell’Italia del dopoguerra in cui hanno operato fino ai giorni attuali.

Vittoria Tola, in particolare, a seguito dell’odierna comunicazione dei dati ufficiali conferma la diminuzione della presenza femminile nel governo arrivata al 25%. Sottolinea come il cambio del Governo sia andato a discapito delle donne che nelle sostituzioni dei nominativi ha visto gli uomini prendere i posti  di componenti femminili.

Vittoria ricorda in ultimo che il fatto che il voto alle donne sia stato concesso è una leggenda, che arriva fino ai giorni nostri, poiché abbiamo combattuto per averlo e i documenti dell’Archivio centrale dell’UDI lo dimostrano.

annullo specialeCome chiosa ad arricchire questa intensa mattinata l’esposizione filatelica della Rappresentazione della donna nei francobolli della Repubblica Italiana curata da Poste Italiane che per l’occasione ha attivato un servizio di annullo speciale.

Ilaria Scalmani

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